ifremitidiluce
venerdì 12 luglio 2013
Gli occhi sgranati di Amir
Urla di una donna contro un marito, amplificate dentro le mura domestiche di una casa vuota da un po', finestre nervosamente e di scatto chiuse a custodire quella rabbia dai toni accesi che inizia a scuotere repentinamente gli oggetti, i mobili, il silenzio della strada. La voce di lui e' sommessa e quasi incredula, fatica a trovare uno spazio e un tempo per esprimersi, pian piano si dilegua nel buio di quella stanza....In un angolo, seduto, Amir, con le sue piccole mani cerca di tappare le sue orecchie per non sentire quelle parole di sua madre contro suo padre, piene di risentimenti ed ira, talmente violente da infrangere qualsiasi barriera sino a giungere violentemente sui suoi occhi sgranati allo scorrere inquieto della sua vita..Iniziano a tuonargli dentro, sussultando nel suo cuore con una violenza tale da lacerarlo fortemente...A cinque anni si fa fatica a comprendere tutto quell' odio, a dare un senso a quei gesti violenti, a cucire quelle emozioni frantumate che si sgretolano irrimediabilmente davanti ai suoi occhi increduli..Viene afferrato da un braccio con la forza e portato via, trascinato, strattonato, mentre faticosamente cerca di afferrare quella macchinina rossa, compagna fedele nei suoi pomeriggi di solitudine, quando trascinandola su e giu cercava di rimuovere le sue profonde ansie...Spinto in macchina, Amir trova la forza per abbassare il finestrino, incrocia lo sguardo affranto di suo padre che rimane immobile sulla soglia, ma la sua voce è troppo debole, rimane soffocata, forse avrebbe voluto dirgli ciao, forse chiedergli il perchè di tutto...ma viene portato via dal suo sogno di una famiglia unita ..Questa è una storia dolorosa e triste come tante altre, è la storia di Amir, un bambino che sorrideva alla vita, un bambino come tanti bambini a cui, oggi, è stato rubato un sogno....
venerdì 21 giugno 2013
Bozzetto di pianura
Gli appezzamenti piccoli, contorti, brulli della mia terra , terra di rami d'ulivo che abbracciano il cielo,li porto nel cuore, ma da qualche anno, davanti ai miei occhi si dispiegano pianure distese, dalle forme regolari, meticolosamente coltivate in lunghe file . Quando nel mese di maggio i campi si spogliano di quella grigia nebbiolina che rende intorno tutto pallido, il paesaggio ritorna a vivere presentandosi nelle sue geometrie perfette, costernate da cascine rivestite di mattoni ..accarezzo timidamente questi tiepidi colori, mi abbandono alle loro forme ordinate, al color oro di quelle ruote, abbandonate ai bordi dei campi, quasi ad impreziosire questo bozzetto di pianura dipinto. Lo contemplo al mattino quando l'aria frizzantina si incrocia con i primi timidi raggi di sole e al calar del tramonto quando la luce diffonde la sua intensita' massima sui fiori delle ortensie , sui petali profumati delle rose, sul bianco gelsomino che mi abbraccia prepotentemente...Fu amore a prima vista il nostro, perche' il paesaggio dietro la nostra casa lo sentii subito mio , capii che su quelle linee potevano adagiarsi i miei pensieri in ordine sparso e da li' esplorare orizzonti nuovi.
sabato 12 marzo 2011
"Sola vergogna è non provarne...."
Da piccola mi vergognavo quando mia madre entrava nella mia classe per dire qualcosa alla mia insegnante, sua collega, arrossivo vergognandomi quando un mio compagno mi faceva un complimento, mi succede ancora oggi , a distanza di anni, di provare questo sentimento profondo di turbamento derivante dalla consapevolezza che un comportamento , un discorso proprio o altrui risulti essere sconveniente....è un sentimento che ho sempre espresso e gestito decorosamente perchè ho sempre creduto fosse espressione di dignità, onore...
Negli ultimi tempi mi capita di provare vergogna per colpe e comportamenti altrui e rimango esterrefatta davanti a situazioni in cui pudore ed attenzione sarebbero desiderabili mentre ci si ritrova difronte ad una fiera rivendicazione dell'assenza di vergogna...
Credo che il sentimento di provar vergogna sia caduto in disuso anzi c'è la buona abitudine di prendere semmai le distanze fieramente dallo stesso....
I rimproveri fatti a taluni bambini sembrano scivolargli addosso, senza bagnarli, come gocce di pioggia su un impermiabile, talune ragazze esibiscono il loro corpo, come merce erotica senza alcun pudore, genitori consigliano alle proprie figlie di "non vergognarsi, di andare a testa alta"se hanno avuto dell'intimità con un anziano uomo politico, anzi suggeriscono loro come approfittare di certe situazioni..., uomini politici invitano i giornalisti e i magistrati, che portano alla luce verità scomode, di "vergognarsi"del loro operato mentre volutamente rifuggono dalla possibilità di vergognarsi del proprio...
La mancanza di vergogna o meglio la dilagante capacità di non provarla è pericolosa e gravida di effetti , tra cui l'incapacità di praticare il suo contrario, cioè un comportamento onorevole e dignitoso, ma anche accellera il processo di decadenza di ogni forma di civilizzazione....
Affermava Pascal nei Pensieri "Sola vergogna è non provarne"...
Affermava Pascal nei Pensieri "Sola vergogna è non provarne"...
domenica 6 marzo 2011
La scuola pubblica diseduca...
"La scuola pubblica diseduca"
Stavo proprio pensando al nostro presidente del consiglio e alle sue ultime parole sulla scuola pubblica, che sembrerebbe a lui diseducare le nuove generazioni perchè "inculcherebbe idee diverse da quelle trasmesse dalle famiglie".Mi domando:"a quali famiglie allude il nostro presidente?" forse quelle che incentivano le proprie figlie a prostituirsi con lui per trarne vantaggi, quelle famiglie, prodotto acritico della sua cultura e dei valori di cui lui si fa illustre modello????E' vero, la scuola pubblica è troppo scomoda perchè cerca di educare i cittadini di domani al senso critico, al merito come viatico per realizzare la propria persona,al rispetto della Costituzione,rifugge dai conformismi,dalle ideologie politiche e cattoliche,non scende a compromessi, non si svende, non si lascia comprare, non si fa scuola di regime in nome della libertà di insegnamento...la scuola pubblica in questa società ha un ruolo scomodo ed è questo uno dei tanti motivi per cui viene non valorizzata, impoverita, maltrattata, costringendo le famiglie , quelle che per i loro figli scelgono la scuola pubblica, di racimolare la carta igienica e il materiale didattico che serve nella quotidianità scolastica,materiale che l'istituzione pubblica per mancanza di fondi non può più fornire , togliendo a tutti i bambini i loro diritti basilari....ma i pensieri, l ragionamenti,i valori che insegna, aleggiano troppo alti per esssere tarpati...
Rispolvero questo discorso pronunciato al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale che risale al 1950
che focalizza esattamente la situazione, evidenziando la dinamica diatriba tra scuola pubblica e partiti al potere...
Ho ritenuto opportuno pubblicarlo.
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell´Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l´11 febbraio 1950.
Facciamo l´ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasfornare l´aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C´è una certa resistenza; in quelle scuole c´è sempre, perfino sotto il fascismo c´è stata. Allora, il partito dominante segue un´altra strada (è tutta un´ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d´occhio i cuochi di questa bassa cucina. L´operazione si fa in tre modi, ve l´ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Pubblicato sulla rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950).
Facciamo l´ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasfornare l´aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C´è una certa resistenza; in quelle scuole c´è sempre, perfino sotto il fascismo c´è stata. Allora, il partito dominante segue un´altra strada (è tutta un´ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d´occhio i cuochi di questa bassa cucina. L´operazione si fa in tre modi, ve l´ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Pubblicato sulla rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950).
Arcore
ARCORE
Buona parte degli italiani di questa "cultura" si nutre e in essa ormai si riconosce ed è questo , soprattutto, che considero repellente e pericoloso, oltre all'immagine di un uomo, sceso all'ultimo dei gradini della sua dignità e miseria che si ostina, nel suo delirio di onnipotenza e nelle sue ultime pulsioni di una malata virilità a sporcare la dignità di una nazione oltraggiata e prostrata...
sabato 5 marzo 2011
E ritornò l'autunno...
mercoledì 21 ottobre 2009
E ritorno' l'autunno.....

E ritornò l'autunno a segnare con un vento leggero e sbarazzino le parole su queste pagine bianche da mesi ormai remoti....Urge troppo forte, bussa impetuoso alle porte, attende trepido, incalzante e baldanzoso perchè vuole urlare alla gente frettolosa, al cielo incupito, alle lancette di un tempo irreversibile , l'inizio di una stagione diversa da quella di un tempo che fu........
Tempo ormai lontano in cui strade di pensieri e sguardi incrociati si aprivano timidi di fronte a viuzze sconosciute e solcate da passi guardinghi e sospettosi, visi timidamente coperti da giacche incapaci di nascondere occhi di scoperta e increduli di fronte alla realtà.
Erano notti in cui si accompagnava per mano la sera all'alba, in cui gli sguardi stanchi si spalancavano al cospetto di castelli di idee, palazzi di desideri,vetrine luccicanti di attese....e noi eravamo lì a rifletterci in quei bagliori, a duellare scommesse, ad inseguirci, in pericolante bilico tra i sogni e le promesse....
Ritorna l'autunno e rinnova la vita, posa oggi le sue foglie sui nostri pensieri di casa,di focolare, di tende di candore, di lampade di calore,di silenzi intimi,di paesaggi dai nuovi colori, di progetti di noi...e ritorna il suo vento che accarezza , sbeffeggiando, le mani incrociate, strette e protese verso quell'altare dove sarà celebrato e benetto il rito, in quella città d'oro di velo vestita , di rosso inghirlandata, che diete i natali a noi...
Torna l'autunno e veloce passerà , spazzando via le interminabili attese , intriso del nostro ieri, fiducioso sul nostro domani....
Simbolizzazioni della vita: ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...
martedì 7 luglio 2009
Simbolizzazioni della vita: ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...
In un tiepido pomeriggio domenicale la visione del “Decalogo” di Krzysztof Kieslowskiç aveva costituito motivo di riflessione su come questo regista riuscisse, rappresentando episodi di ordinaria quotidianità, a sollevare tematiche complesse,intrise di una forte tensione metafisica.Il procedere adagio dell'azione e delle riprese sembravano quasi voler concedere a noi il tempo necessario per aprire su quel volto inquadrato, su quell'immagine sospesa nell'immobilità di un paesaggio etereo,squarci di riflessione sulle visioni della vita,sulla propria religiosità interiore, sul proprio percorso etico che ognuno di noi si costruisce, quasi a dare un senso ai propri giorni, a ciò che accade che la nostra ragione non riesce a decodificare..Allora non rimane che abbandonarsi a quella sfera dell'esistenza che io chiamo il mistero della vita, senza colorarla di sovrastrutture religiose o metafisiche,imbattersi in un confronto dialettico tra i valori, le credenze dell'esistenza che ognuno di noi si costruisce e le improvvise ingestibili contraddizioni che la vita ci riserva. Sospesa su questa crisi dialettica, alla ricerca di decodificare i messaggi simbolici di cui il filmato era intriso, sopraggiunge la notizia della morte del nonno, in macchina, proprio mentre aveva varcato i confini della sua regione, dove ogni anno, lui novantenne, aveva ancora desiderio di tornare a trascorrere le vacanze estive...Con la sua valigia pronta,fremeva ormai da giorni perchè diceva di sentire la necessità di voler cambiare aria, che il pullman per San Cataldo ormai aveva ricominciato il servizio per trasportare i passeggeri alla marina e che lui doveva andare al mare lì tra i suoi amici, anche se pochi erano ormai quelli ancora vivi...I suoi garbati e distinti modi, il suo modo leggiadro di appoggiare le mani al viso, mentre con occhi lucidi mi raccontava la sua vita tra Lecce, Roma, l'esperienza della guerra in Germania nei campi di concentramento a cui era sopravvissuto e poi la sua nuova vita a Milano e la sua casa acquistata a Lecce perchè lì voleva andare e lì voleva tornare a nutrire i suoi ricordi e i suoi sogni...Si perchè di ricordi, immagini affettive ancorate al passato erano intrisi ormai i suoi discorsi domenicali a pranzo , intorno a quella tavola dove io, sedutami vicino, estasiata vivevo il sogno di riavere un nonnino leccese accanto a me che aprendo le sue braccia mi accoglieva con un sorriso grande, dicendomi" Bhe ce se dice dra sotta,stane boni a Lecce?"...
Troppo poco è durato tutto ciò perchè tu hai scelto di morire dolcemente sulla via del ritorno a casa, canticchiando, con le chiavi in mano pronte ad aprire quella porta di luce, calore ed odori della tua Lecce che ti ha visto pargoletto crescere alla Corte dei Taralli, lì vicino a Santa Croce.Porta che ora i tuoi figli e i tuoi nipoti riapriranno per rinnovare quel tuo desiderio sino all'ultimo istante di ritorno all'origine , al grembo materno, che imperituro mai morirà....è questo il dono più grande che tu hai fatto a me e tu nonnino lo sai.
Finisce il film, cade il sipario su questa drammatica scena di vita, ricomincio a pensare ai troppi elementi simbolici che spesso accompagnano i passaggi della vita di un uomo..Rimango impigliata in questo gomitolo intricato che è la vita che tesse i suoi ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...
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