sabato 5 marzo 2011

Simbolizzazioni della vita: ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...

martedì 7 luglio 2009


Simbolizzazioni della vita: ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...


In un tiepido pomeriggio domenicale la visione del “Decalogo” di Krzysztof Kieslowskiç aveva costituito motivo di riflessione su come questo regista riuscisse, rappresentando episodi di ordinaria quotidianità, a sollevare tematiche complesse,intrise di una forte tensione metafisica.Il procedere adagio dell'azione e delle riprese sembravano quasi voler concedere a noi il tempo necessario per aprire su quel volto inquadrato, su quell'immagine sospesa nell'immobilità di un paesaggio etereo,squarci di riflessione sulle visioni della vita,sulla propria religiosità interiore, sul proprio percorso etico che ognuno di noi si costruisce, quasi a dare un senso ai propri giorni, a ciò che accade che la nostra ragione non riesce a decodificare..Allora non rimane che abbandonarsi a quella sfera dell'esistenza che io chiamo il mistero della vita, senza colorarla di sovrastrutture religiose o metafisiche,imbattersi in un confronto dialettico tra i valori, le credenze dell'esistenza che ognuno di noi si costruisce e le improvvise ingestibili contraddizioni che la vita ci riserva. Sospesa su questa crisi dialettica, alla ricerca di decodificare i messaggi simbolici di cui il filmato era intriso, sopraggiunge la notizia della morte del nonno, in macchina, proprio mentre aveva varcato i confini della sua regione, dove ogni anno, lui novantenne, aveva ancora desiderio di tornare a trascorrere le vacanze estive...Con la sua valigia pronta,fremeva ormai da giorni perchè diceva di sentire la necessità di voler cambiare aria, che il pullman per San Cataldo ormai aveva ricominciato il servizio per trasportare i passeggeri alla marina e che lui doveva andare al mare lì tra i suoi amici, anche se pochi erano ormai quelli ancora vivi...I suoi garbati e distinti modi, il suo modo leggiadro di appoggiare le mani al viso, mentre con occhi lucidi mi raccontava la sua vita tra Lecce, Roma, l'esperienza della guerra in Germania nei campi di concentramento a cui era sopravvissuto e poi la sua nuova vita a Milano e la sua casa acquistata a Lecce perchè lì voleva andare e lì voleva tornare a nutrire i suoi ricordi e i suoi sogni...Si perchè di ricordi, immagini affettive ancorate al passato erano intrisi ormai i suoi discorsi domenicali a pranzo , intorno a quella tavola dove io, sedutami vicino, estasiata vivevo il sogno di riavere un nonnino leccese accanto a me che aprendo le sue braccia mi accoglieva con un sorriso grande, dicendomi" Bhe ce se dice dra sotta,stane boni a Lecce?"...
Troppo poco è durato tutto ciò perchè tu hai scelto di morire dolcemente sulla via del ritorno a casa, canticchiando, con le chiavi in mano pronte ad aprire quella porta di luce, calore ed odori della tua Lecce che ti ha visto pargoletto crescere alla Corte dei Taralli, lì vicino a Santa Croce.Porta che ora i tuoi figli e i tuoi nipoti riapriranno per rinnovare quel tuo desiderio sino all'ultimo istante di ritorno all'origine , al grembo materno, che imperituro mai morirà....è questo il dono più grande che tu hai fatto a me e tu nonnino lo sai.
Finisce il film, cade il sipario su questa drammatica scena di vita, ricomincio a pensare ai troppi elementi simbolici che spesso accompagnano i passaggi della vita di un uomo..Rimango impigliata in questo gomitolo intricato che è la vita che tesse i suoi ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...

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