sabato 5 marzo 2011

Danza di colori... 

Tappeti di foglie multicolore coprono il grigiore degli asfalti, foglie in trepida attesa intrecciano la danza di Matisse, volteggiano, prendono per mano i pensieri portandoli a spasso per la città...si adagiano sui cofani delle auto, sui crocevia delle strade,sui confini delle aiuole a ricamare tracce che tessono fila di sogni....Milano si veste di nuovo......Ed io, distesa con il naso all'insù , rapita da questa danza di colori...:il mondo visto da una prospettiva diversa....
 

Rossa d'autunno...






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Rossa d'autunno.

Brulla e secca resisti
all'uomo che a te devoto
piega la sua pesante schiena,
morbida e profumata ti prepari
a ricevere il seme della vita,
con un abbraccio fruttuoso.
Aspetti trepida il posarsi di quelle foglie secche
che dopo aver volteggiato
trovano in te la quiete.
Sbirci la caduta rapida
del frutto rosso,
eterno ritorno alla tua culla.
Quali sogni attecchiscono dentro di te?
Quali promesse di attesa?
Quali sospiri segreti?
E tu, rossa d'autunno,
ti prepari a nuova vita.

Il mondo visto con gli occhi di un bambino...

venerdì 14 novembre 2008


Il mondo visto con gli occhi di un bambino...
E' ostinarsi a macchiare una tela di colore che poi vorresti abitare, farsi prendere per mano da un gigante e un mago in uno show di meraviglia, continuare a credere che ci siano cento mondi da scoprire ed inventare, oltre a quello che già c'è...

"Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue,
cento mani,
cento pensieri
e cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.
Il bambino ha cento lingue
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani.
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c'è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra,
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c'è."

Loris Malaguzzi.

E' questa l'immagine di bambino, uomo di domani che vorremmo conservare e preservare e che invece la società e chi ha il potere oggi sta tentando di distruggere, violentando "il senso" del nostro essere a scuola ogni giorno con i bambini.

Ci sono giorni e giorni....

Ci sono giorni e giorni.....



Ci sono giorni in cui il tempo altro non è che un eterno rituale che ritorna, scandito da un ritmo incalzante di impegni , frasi dette e ridette, luoghi frequentati per abitudine e per ostentare un'immagine di sè , gente incontrata doverosamente, giochi di ruoli. Tempo in cui tutto passa, scorre velocemente senza lasciare traccia......
E altri in cui il tempo, come disse Agostino nelle sue Confessioni , "è una dimensione della coscienza" che si declina come attesa interminabile di attimi, dilatazione sospesa di rielaborazione di sensazioni, contrasti emotivi che deambulano pericolanti su un filo di seta dall'equilibrio precario, spazi di ascolto dell' io che borbotta i suoi sussurri, spesso soffocati dai rumori circostanti, angoli in cui i sogni bussano per prendere forma...
Ieri che era ieri, oggi è attesa, domani deve ancora arrivare....

Fremiti di luce

unedì 17 novembre 2008

Fremiti di luce



Fremiti di luce
sui monumenti di un tempo che fu tracciavano percorsi di austerità evidente
ma elegante e rispettosa al cospetto di chi per un attimo ne rimaneva rapito;
sulle carte luccicanti di cioccolatini in bella vista, vestiti a festa e in trepida attesa,
riflessi negli specchi dipinti a mano degli ottocenteschi caffè storici,
a segnare il suggello di un cortese incontro affogato in tanta dolcezza;
sulle luminarie progettate per regalare un'emozione
a chi legge stelle di parole sospese tra terra e cielo.....
Fremiti di luce sul viso a dipingere il bagliore di un'idea, di una promessa, un sogno ..

martedì 1 marzo 2011

Battagliere stagioni della vita

Battagliere stagioni della vita.


Ieri era autunno e le foglie in trepida attesa alla ricerca di una coltre su cui riposare accompagnavano i miei pensieri sospesi tra ostinate labili certezze pericolanti , arrampicate ad una quotidianeità ormai disueta...
Intorno la sospensione , l'attesa, le labili sfumature di una stagione di vita che abbracciava il mio ieri affacciandosi timida al domani.....
Fiocchi di neve giungono battaglieri ad accellerare dolcemente il movimento di quelle foglie e la loro resa alla terra, ricoprono di un bianco velo sfumature sbiadite di una vita che fu...
Intorno un manto di candore caldo si scioglieva sui miei occhi vinti, bagnandoli a nuova vita.. uno scenario di bianco stupore su cui tracciare i confini del domani....
E' un novembre di foglie gialle e di fiocchi di neve..
L'inverno fiero ha vinto su un autunno timido....ora lo accompagno verso il domani...

Io ricordo di Ruggero Gabbai

martedì 2 dicembre 2008

"Io ricordo" di Ruggero Gabbai


Fui in viaggio attraverso la Trinacria qualche anno fa per visitare questa regione che io considero consorella della mia Puglia forse per i suoni gutturali che marcano notevolmente il ritmo incalzante del nostro parlare, forse per un'influenza culturale similare, dovuta alla posizione strategica delle terre del nostro tacco, crocevia di popoli nel mediterraneo , o forse semplicemente perchè conosco la sua storia e l'attaccamento dei miei amici siciliani per essa.Stesso amore di chi è esule e va via ma porta con sè il desiderio di tornare alla sua terra e un'insoddisfazione forte per il luogo in cui sta che limita lo spazio di visuale e quindi di fruizione di percezioni di cui l'umano sentire si nutre e che inevitabilmente forgiano la personalità..
Superato lo stretto siciliano però è impossibile non scorgere l'unicità della sua insularità con i suoi impercettibili orizzonti dentro spazi infiniti in cui lo sguardo si perde, insenature incontaminate lungo coste luminose di cui è difficile scorgerne la fine all'occhio di chi la scruta...valli dolci, distesi pendii intorno ad un vulcano che si erge sentinella potente ed austera...
Sicilia, terra di misteri, di contrasti di rioni, di religiosità, di poteri e contropoteri, di uomini d'onore , di quel relativismo dei fatti , delle verità che nutrono le commedie di vita pirandelliane, e poi ancora terra del Gattopardo e di quanti oggi la cantano, la decantano o sterilmente e strumentalmente la etichettano, localizzando geograficamente un fenomeno...
La Sicilia è tutto ciò ma è molto di più allo sguardo del regista Gabbai che , attraverso la documentazione di vite e memorie, non la rappresenta, non la ricostruisce ma semplicemente dà voce alla sua anima più profonda, a quella della sua gente che ricorda attraverso le sue lacrime, attraverso le parole soffocate dal dolore chi è morto ma il cui sguardo e palpito è vivo negli occhi e cuore dei suoi familiari, dei suoi figli, che ogni giorno continuano a lottare perchè da lì non vogliono andare ma lì vogliono restare , attaccati alla loro terra, proprio come l'ostrica verghiana al suo scoglio , sua linfa vitale..allora passano di lì, da quel posto di morte e dolore esploso, lo guardano con fierezza e rivolgono il loro sguardo di speranza altrove, verso l'orizzonte di quel mare che sperano di poter giorno dopo giorno con i loro figli continuare a guardare...