martedì 2 dicembre 2008
"Io ricordo" di Ruggero Gabbai

Fui in viaggio attraverso la Trinacria qualche anno fa per visitare questa regione che io considero consorella della mia Puglia forse per i suoni gutturali che marcano notevolmente il ritmo incalzante del nostro parlare, forse per un'influenza culturale similare, dovuta alla posizione strategica delle terre del nostro tacco, crocevia di popoli nel mediterraneo , o forse semplicemente perchè conosco la sua storia e l'attaccamento dei miei amici siciliani per essa.Stesso amore di chi è esule e va via ma porta con sè il desiderio di tornare alla sua terra e un'insoddisfazione forte per il luogo in cui sta che limita lo spazio di visuale e quindi di fruizione di percezioni di cui l'umano sentire si nutre e che inevitabilmente forgiano la personalità..
Superato lo stretto siciliano però è impossibile non scorgere l'unicità della sua insularità con i suoi impercettibili orizzonti dentro spazi infiniti in cui lo sguardo si perde, insenature incontaminate lungo coste luminose di cui è difficile scorgerne la fine all'occhio di chi la scruta...valli dolci, distesi pendii intorno ad un vulcano che si erge sentinella potente ed austera...
Sicilia, terra di misteri, di contrasti di rioni, di religiosità, di poteri e contropoteri, di uomini d'onore , di quel relativismo dei fatti , delle verità che nutrono le commedie di vita pirandelliane, e poi ancora terra del Gattopardo e di quanti oggi la cantano, la decantano o sterilmente e strumentalmente la etichettano, localizzando geograficamente un fenomeno...
La Sicilia è tutto ciò ma è molto di più allo sguardo del regista Gabbai che , attraverso la documentazione di vite e memorie, non la rappresenta, non la ricostruisce ma semplicemente dà voce alla sua anima più profonda, a quella della sua gente che ricorda attraverso le sue lacrime, attraverso le parole soffocate dal dolore chi è morto ma il cui sguardo e palpito è vivo negli occhi e cuore dei suoi familiari, dei suoi figli, che ogni giorno continuano a lottare perchè da lì non vogliono andare ma lì vogliono restare , attaccati alla loro terra, proprio come l'ostrica verghiana al suo scoglio , sua linfa vitale..allora passano di lì, da quel posto di morte e dolore esploso, lo guardano con fierezza e rivolgono il loro sguardo di speranza altrove, verso l'orizzonte di quel mare che sperano di poter giorno dopo giorno con i loro figli continuare a guardare...
"Io ricordo" di Ruggero Gabbai

Fui in viaggio attraverso la Trinacria qualche anno fa per visitare questa regione che io considero consorella della mia Puglia forse per i suoni gutturali che marcano notevolmente il ritmo incalzante del nostro parlare, forse per un'influenza culturale similare, dovuta alla posizione strategica delle terre del nostro tacco, crocevia di popoli nel mediterraneo , o forse semplicemente perchè conosco la sua storia e l'attaccamento dei miei amici siciliani per essa.Stesso amore di chi è esule e va via ma porta con sè il desiderio di tornare alla sua terra e un'insoddisfazione forte per il luogo in cui sta che limita lo spazio di visuale e quindi di fruizione di percezioni di cui l'umano sentire si nutre e che inevitabilmente forgiano la personalità..
Superato lo stretto siciliano però è impossibile non scorgere l'unicità della sua insularità con i suoi impercettibili orizzonti dentro spazi infiniti in cui lo sguardo si perde, insenature incontaminate lungo coste luminose di cui è difficile scorgerne la fine all'occhio di chi la scruta...valli dolci, distesi pendii intorno ad un vulcano che si erge sentinella potente ed austera...
Sicilia, terra di misteri, di contrasti di rioni, di religiosità, di poteri e contropoteri, di uomini d'onore , di quel relativismo dei fatti , delle verità che nutrono le commedie di vita pirandelliane, e poi ancora terra del Gattopardo e di quanti oggi la cantano, la decantano o sterilmente e strumentalmente la etichettano, localizzando geograficamente un fenomeno...
La Sicilia è tutto ciò ma è molto di più allo sguardo del regista Gabbai che , attraverso la documentazione di vite e memorie, non la rappresenta, non la ricostruisce ma semplicemente dà voce alla sua anima più profonda, a quella della sua gente che ricorda attraverso le sue lacrime, attraverso le parole soffocate dal dolore chi è morto ma il cui sguardo e palpito è vivo negli occhi e cuore dei suoi familiari, dei suoi figli, che ogni giorno continuano a lottare perchè da lì non vogliono andare ma lì vogliono restare , attaccati alla loro terra, proprio come l'ostrica verghiana al suo scoglio , sua linfa vitale..allora passano di lì, da quel posto di morte e dolore esploso, lo guardano con fierezza e rivolgono il loro sguardo di speranza altrove, verso l'orizzonte di quel mare che sperano di poter giorno dopo giorno con i loro figli continuare a guardare...
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