sabato 12 marzo 2011

"Sola vergogna è non provarne...."

Da piccola mi vergognavo quando mia madre entrava nella mia classe per dire qualcosa alla mia insegnante, sua collega, arrossivo vergognandomi quando un mio compagno mi faceva un complimento, mi succede ancora oggi , a distanza di anni, di provare questo sentimento profondo di turbamento derivante dalla consapevolezza che un comportamento , un discorso proprio o altrui risulti essere sconveniente....è un sentimento che ho sempre espresso e gestito decorosamente perchè ho sempre creduto fosse espressione di dignità, onore...
Negli ultimi tempi mi capita di provare vergogna per colpe e comportamenti altrui e rimango esterrefatta davanti a situazioni in cui pudore ed attenzione sarebbero desiderabili mentre ci si ritrova  difronte ad una fiera rivendicazione dell'assenza di vergogna...
Credo che il sentimento di provar vergogna sia caduto in disuso anzi c'è la buona abitudine di prendere semmai le distanze fieramente dallo stesso....
I rimproveri fatti a taluni bambini sembrano scivolargli addosso, senza bagnarli, come gocce di pioggia su un impermiabile, talune ragazze esibiscono il loro corpo, come merce erotica senza alcun pudore, genitori consigliano alle proprie figlie di "non vergognarsi, di andare a testa alta"se hanno avuto dell'intimità con un anziano uomo politico, anzi suggeriscono loro  come approfittare di certe situazioni..., uomini politici invitano i giornalisti e i magistrati, che portano alla luce verità scomode, di "vergognarsi"del loro operato mentre volutamente rifuggono dalla possibilità di vergognarsi del proprio...
La mancanza di vergogna o meglio la dilagante capacità di non  provarla è pericolosa e gravida di effetti , tra cui l'incapacità di praticare il suo contrario, cioè un comportamento onorevole e dignitoso, ma anche accellera il processo di decadenza di ogni forma di civilizzazione....
Affermava Pascal nei Pensieri "Sola vergogna è non provarne"...





domenica 6 marzo 2011

La scuola pubblica diseduca...

"La scuola pubblica diseduca"

 

 

 Stavo proprio pensando al nostro presidente del consiglio e alle sue ultime parole sulla scuola pubblica, che sembrerebbe a lui  diseducare le nuove generazioni perchè "inculcherebbe idee diverse da quelle trasmesse dalle famiglie".Mi domando:"a quali famiglie allude il nostro presidente?" forse quelle che incentivano le proprie figlie a prostituirsi con lui per trarne vantaggi, quelle famiglie, prodotto acritico della sua cultura e dei valori di cui lui si fa illustre modello????E' vero, la scuola pubblica è troppo scomoda perchè cerca di educare i cittadini di domani al senso critico, al merito come viatico per realizzare la propria persona,al rispetto della Costituzione,rifugge dai conformismi,dalle ideologie politiche e cattoliche,non scende a compromessi, non si svende, non si lascia comprare, non si fa scuola di regime in nome della libertà di insegnamento...la scuola pubblica in questa società ha un ruolo scomodo ed è questo uno dei tanti motivi per cui viene non valorizzata, impoverita, maltrattata, costringendo le famiglie , quelle che per i loro figli scelgono la scuola pubblica, di racimolare la carta igienica e il materiale didattico che serve nella quotidianità scolastica,materiale  che l'istituzione pubblica per mancanza di fondi non può più fornire , togliendo a tutti i bambini i loro diritti basilari....ma i pensieri, l ragionamenti,i valori che insegna, aleggiano troppo alti per esssere tarpati...

Rispolvero questo discorso pronunciato al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale che risale al 1950
che focalizza esattamente la situazione, evidenziando la dinamica diatriba tra scuola pubblica e partiti al potere...
Ho ritenuto opportuno pubblicarlo.



Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell´Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l´11 febbraio 1950.
Facciamo l´ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasfornare l´aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C´è una certa resistenza; in quelle scuole c´è sempre, perfino sotto il fascismo c´è stata. Allora, il partito dominante segue un´altra strada (è tutta un´ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d´occhio i cuochi di questa bassa cucina. L´operazione si fa in tre modi, ve l´ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Pubblicato sulla rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950).


Arcore

ARCORE

Tra le tante situazioni miserrime e ripugnanti, rifletto sulla evidente mercificazione mediatica dell'esperienza erotica e del corpo di queste ragazzine , inneggiate a prostituirsi anche dai genitori, in una società degradata i cui nuovi valori che si trasmettono ai figli sono quelli che il presidente del consiglio ha contribuito a costruire in questi ultimi decenni con le sue reti televisive, i suoi programmi, i mezzi di comunicazione che ha gestito magistralmente....
Buona parte degli italiani di questa "cultura" si nutre e in essa ormai si riconosce ed è questo , soprattutto, che considero repellente e pericoloso, oltre all'immagine di un uomo, sceso all'ultimo dei gradini della sua dignità e miseria che si ostina, nel suo delirio di onnipotenza e nelle sue ultime pulsioni di una malata virilità a sporcare la dignità di una nazione oltraggiata e prostrata...






sabato 5 marzo 2011

E ritornò l'autunno...

mercoledì 21 ottobre 2009

E ritorno' l'autunno.....


E ritornò l'autunno a segnare con un vento leggero e sbarazzino le parole su queste pagine bianche da mesi ormai remoti....Urge troppo forte, bussa impetuoso alle porte, attende trepido, incalzante e baldanzoso perchè vuole urlare alla gente frettolosa, al cielo incupito, alle lancette di un tempo irreversibile , l'inizio di una stagione diversa da quella di un tempo che fu........
Tempo ormai lontano in cui strade di pensieri e sguardi incrociati si aprivano timidi di fronte a viuzze sconosciute e solcate da passi guardinghi e sospettosi, visi timidamente coperti da giacche incapaci di nascondere occhi di scoperta e increduli di fronte alla realtà.
Erano notti in cui si accompagnava per mano la sera all'alba, in cui gli sguardi stanchi si spalancavano al cospetto di castelli di idee, palazzi di desideri,vetrine luccicanti di attese....e noi eravamo lì a rifletterci in quei bagliori, a duellare scommesse, ad inseguirci, in pericolante bilico tra i sogni e le promesse....
Ritorna l'autunno e rinnova la vita, posa oggi le sue foglie sui nostri pensieri di casa,di focolare, di tende di candore, di lampade di calore,di silenzi intimi,di paesaggi dai nuovi colori, di progetti di noi...e ritorna il suo vento che accarezza , sbeffeggiando, le mani incrociate, strette e protese verso quell'altare dove sarà celebrato e benetto il rito, in quella città d'oro di velo vestita , di rosso inghirlandata, che diete i natali a noi...
Torna l'autunno e veloce passerà , spazzando via le interminabili attese , intriso del nostro ieri, fiducioso sul nostro domani....

Simbolizzazioni della vita: ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...

martedì 7 luglio 2009


Simbolizzazioni della vita: ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...


In un tiepido pomeriggio domenicale la visione del “Decalogo” di Krzysztof Kieslowskiç aveva costituito motivo di riflessione su come questo regista riuscisse, rappresentando episodi di ordinaria quotidianità, a sollevare tematiche complesse,intrise di una forte tensione metafisica.Il procedere adagio dell'azione e delle riprese sembravano quasi voler concedere a noi il tempo necessario per aprire su quel volto inquadrato, su quell'immagine sospesa nell'immobilità di un paesaggio etereo,squarci di riflessione sulle visioni della vita,sulla propria religiosità interiore, sul proprio percorso etico che ognuno di noi si costruisce, quasi a dare un senso ai propri giorni, a ciò che accade che la nostra ragione non riesce a decodificare..Allora non rimane che abbandonarsi a quella sfera dell'esistenza che io chiamo il mistero della vita, senza colorarla di sovrastrutture religiose o metafisiche,imbattersi in un confronto dialettico tra i valori, le credenze dell'esistenza che ognuno di noi si costruisce e le improvvise ingestibili contraddizioni che la vita ci riserva. Sospesa su questa crisi dialettica, alla ricerca di decodificare i messaggi simbolici di cui il filmato era intriso, sopraggiunge la notizia della morte del nonno, in macchina, proprio mentre aveva varcato i confini della sua regione, dove ogni anno, lui novantenne, aveva ancora desiderio di tornare a trascorrere le vacanze estive...Con la sua valigia pronta,fremeva ormai da giorni perchè diceva di sentire la necessità di voler cambiare aria, che il pullman per San Cataldo ormai aveva ricominciato il servizio per trasportare i passeggeri alla marina e che lui doveva andare al mare lì tra i suoi amici, anche se pochi erano ormai quelli ancora vivi...I suoi garbati e distinti modi, il suo modo leggiadro di appoggiare le mani al viso, mentre con occhi lucidi mi raccontava la sua vita tra Lecce, Roma, l'esperienza della guerra in Germania nei campi di concentramento a cui era sopravvissuto e poi la sua nuova vita a Milano e la sua casa acquistata a Lecce perchè lì voleva andare e lì voleva tornare a nutrire i suoi ricordi e i suoi sogni...Si perchè di ricordi, immagini affettive ancorate al passato erano intrisi ormai i suoi discorsi domenicali a pranzo , intorno a quella tavola dove io, sedutami vicino, estasiata vivevo il sogno di riavere un nonnino leccese accanto a me che aprendo le sue braccia mi accoglieva con un sorriso grande, dicendomi" Bhe ce se dice dra sotta,stane boni a Lecce?"...
Troppo poco è durato tutto ciò perchè tu hai scelto di morire dolcemente sulla via del ritorno a casa, canticchiando, con le chiavi in mano pronte ad aprire quella porta di luce, calore ed odori della tua Lecce che ti ha visto pargoletto crescere alla Corte dei Taralli, lì vicino a Santa Croce.Porta che ora i tuoi figli e i tuoi nipoti riapriranno per rinnovare quel tuo desiderio sino all'ultimo istante di ritorno all'origine , al grembo materno, che imperituro mai morirà....è questo il dono più grande che tu hai fatto a me e tu nonnino lo sai.
Finisce il film, cade il sipario su questa drammatica scena di vita, ricomincio a pensare ai troppi elementi simbolici che spesso accompagnano i passaggi della vita di un uomo..Rimango impigliata in questo gomitolo intricato che è la vita che tesse i suoi ordigni troppo oscuri al mio umano sentire...

Oggi sorellina sei sposa..

martedì 9 giugno 2009

3 Giugno 2009...oggi sorellina sei sposa...


La leggerezza dei tuoi gesti, il tuo sorriso tenue permea di sè l'aria domestica in trepida attesa,
si posa sui petali di rosa di rosso accesi, misti al tuo bianco di candore e purezza,
si adagia sul copriletto intrecciato d'oro, frutto di un tenace lavoro di una mano caparbia che attendeva il giorno...
Oggi sei sposa e il bordo del tuo tulle svolazza misto alla brezza tra le tende candide di profumo acceso che si diffonde tra i raggi cristallini di un sole che squarcia spiragli di un luminoso domani,
veste la tua nuova vita e timidamente arretra di fronte al tuo viso,d'amore e purezza pervaso, riflesso in quello specchio che ti ha visto giocare bambina.....
Gli sguardi intrecciati di chi ti vuol bene,le lacrime di gioia, l'altare in chiesa,le fedi d'oro su un cuscinetto posate, le cravatte annodate, le bianche calle,le nostre incontenibili emozioni,la prospettiva di una vita piena in cui sarai donna , moglie ,madre....
Tutto oggi è per te,sorellina mia.

Tanto gentile e tanto onesta pare....

venerdì 3 aprile 2009

Tanto gentile e tanto onesta pare.....



Ma cosa è questa commercializzazione mediatica dell'esperienza erotica? Perchè tutta questa strumentalizzazione del corpo femminile, svenduto per poco e niente?La libertà delle donne occidentali, in parte, oggi si esprime così....Mi chiedo che percezione hanno di sè queste donne, quale immagine vogliano donare agli altri???Se riescano ad arrossire ancora, se conoscano il pudore.Mi fermo qui.......
Preferisco rifugiarmi nel passato, nella nostra tradizione letteraria e mi sovviene Dante, a suggello di questa parentesi e alcuni suoi celebri versi della Vita Nova, in cui la donna ,Beatrice in tal caso, veniva decantata così....

"Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.



Ma quelli di Dante erano altri tempi, mi risponderete.........la bellezza, la nobilta', l'umilta' della donna erano tali che gli spettatori restavano ammutoliti e l'amore per una donna diveniva un mezzo di elevazione spirituale.......E'vero, erano altri tempi,in cui non avrei certo disdegnato vivere,mentre scorata a questo punto mi chiedo.....come canterebbe Dante la donna oggi????Di quali attributi la vestirebbe, quali movenze e leggiadrie dipingerebbe??....Forse semplicemente arretrerebbe lo sguardo e contristito direbbe tra sè e sè "O insensata cura de' mortali, quanto son difettivi silogismi quei che ti fanno in basso batter l' ali!.."
E con questi magristali versi chiudo, chi vuol intender intenda....gli altri guardino e passino pure oltre.

Sapersi parlare....

giovedì 12 marzo 2009

Sapersi parlare


Minimo comun denominatore degli ultimi componimenti: il sapersi parlare attraverso un gesto, una carezza, un paesaggio, profumi di petali, cure, attenzioni, sfumate e profonde parole, sentite salire dalla pancia al cuore, sussurrate pacatamente all'altro tra il rosa timido dell'alba e nella penombra della sera tarda, mentre pian piano le membra si arrendono stancamente al sonno, belligerando con esso per non rompere l'incanto del dialogo... Il sapersi parlare mio nutrimento, mia nuova vita... Ma questa piccola postilla è per chi sa...

Per strada...

Per strada...

Tornavo a casa ieri, in uno dei primi pomeriggi di questa timida primavera milanese mentre il sole ancora pallido si rifletteva sulle cose e sulla mia pelle, riscaldando tutto con ritrosia, quando di soprassalto vengo scossa nel mio torpore da urla forti che si diffondevano per strada...da quel solito incrocio che ogni giorno sono solita attraversare...Urla stridule, cariche di invettiva e rabbia che provenivano da due litigiosi che avevano deciso di investire così il loro tempo, prevaricando con i loro toni esasperarti i rumori di una via tutt'altro che poco silenziosa...Costretta ad attraversare l'incrocio non posso che soffermare attonita il mio sguardo sulle dinamiche in gioco tra i due...Coivolti nella "gentil tenzone", ironicamente parlando, erano il conducente di un autobus e il guidatore di uno scooter.Il primo,aveva assunto le sembianze di un leone che dal suo gabbiotto, sbraitava a destra e a manca, lamentandosi del fatto che l'altro signore indugiasse troppo nel liberare la corsia, dove il bus doveva parcheggiarsi, dal suo scooter fermo con qualche problemino al motore e prepotentemente cercava di accellerare i tempi di spostamento procedendogli lentamente addosso con la vettura, quasi dandogli dei colpetti da dietro....L'altro, il proprietario dello scooter, innervosito ed irato gli imprecava contro con attributi ed appellativi, tutt'altro che degni di lode, infuocato nel viso, sull'orlo di una crisi di nervi....Nessuno avanzava verso l'altro, si minacciavano a debita distanza,"scendi dall'autobus"diceva l'uno, "No, sali tu, se ne hai il coraggio"....e continuavano a litigare noncuranti del traffico bloccato,dei passeggeri sul bus desiderosi di procedere oltre o forse contenti dello spettacolo in corso, gratuito e forse di loro gradimento.....Abbasso lo sguardo ed inizio a pensare di come la gente non riesca più a comunicare guardando negli occhi l'altro ed ascoltandolo... mentre procedo verso casa alle mie spalle continuava a consumarsi ancora questa paradossale scena...Che di inconsueto aveva veramente poco, data la frequenza con cui a tutte le ore del giorno si assiste a taluni episodi..Sembrerebbe che l'istinto represso di rabbia e malessere non riesca più ad esprimersi negli argini di uno stadio, nelle botte e manganellate inflitte al prossimo con una motivazione o un'altra che fanno da cornice ai fatti di cronaca odierni, ma trabocca e straripa per le strade, invade il prossimo, violenta lo sguardo e le orecchie dei bambini,mi colpisce e induce a riflettere...Incrocio lo sguardo di un'anziana signora, scambio due battute sull'accaduto con lei, parliamo della condizione umana, poi mi sorride e dice, concludendo il nostro andare insieme "Cara mia,sa cosa penso?Si comporta meglio la mia cagnetta degli uomini, è capace di darmi più affetto, a me che sono sola".Le sorrido, le stringo la mano, la saluto, mi chiudo il portone alle spalle...Torno a riflettere sulle sue parole, ma questa è un'altra storia.

A proposito di parole....avanti Vinicio...

A chi con le parole gioca, facendole rimbalzare nei meandri oscuri della mente umana,a chi duella con giochi di parole sfumate per cantare in modo bizzarro l'amore, a chi coltiva e fa fiorire nuovi significati, cantando la condizione umana di chi, da solo, non avrebbe la possibilità e la forza di urlare,a Vinicio che da anni con la sua musica nutre la mia anima....

Dall'ultimo concerto a Milano...Album "Da solo"

Le mie parole...

martedì 24 febbraio 2009

Le mie parole......



"Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare

Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto

RIT.
strette tra i denti,
passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate...

Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio
per poi continuare

Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono questo le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire,
le parole che ho detto, e chissà quante ancora
devono venire...

RIT.
strette tra i denti
risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate,
da un palmo soffiate"

Pacifico

Il testo di questa canzone fa zampillare alla mia mente le capriole di parole che hanno accompagnato e accompagnano la mia vita.Urgevano di notte nella mia stanza buia, chiedendo con frenesia di essere tracciate per non sfociare nell'oblio del tempo che voracemente tutto ingoia;volteggiavano in coreografie sparse, durante le mie giornate di sole a cucire l'orlo dei miei pensieri.Esse rappresentano per me uno strumento per colorare di sfumature la realtà,denotandola di accezioni personali,un canale privilegiato per esprimermi e presentarmi al mondo,un modo per schiaffeggiarlo o accarezzarlo, consapevole della potenza che esse possono esercitare su chi le riceve e ,a volte, le subisce.Oggi le mie parole si vestono di argento e oro, brillano di luce propria e riflessa,si sostanziano di nuove profondità, aprono spiragli mai prima esplorati..Sono sempre sprofondata dolcemente nella soavità delle auliche parole, usate nella nostra letteratura,attraverso l'utilizzo di diversi registri e di esse mi sono nutrita.Ne ho osservato l'uso libero,soffocato, partigiano,che di esse è stato fatto nei vari contesti socio-culturali.Ho ammirato, giorni fa ad una mostra sul futurismo,la potenza, la forza, la celerità con cui occupavano lo spazio nelle tavole parolibere per contestare, innovare, esprimere un'idea di linguaggio diverso. Se rifletto sull'uso del linguaggio oggi, soprattutto tra le nuove generazioni, mi ritraggo ferita perchè reputo che, a parte le scorrettezze grammaticali e sintattiche, proprie di una scrittura frettolosa e strumentalizzata all'invio di messaggi e comunicazioni in chat, trovo che le parole vengano schiaffeggiate nel loro significato più profondo, a volte vendute e svendute gratuitamente ,senza chiedersi se, chi riceve tanta gratuità sia felice del dono.Mi riferisco ai tanti "ti voglio bene", "ti abbraccio" "tesoro"che si sentono svolazzare tra due persone, che magari si conoscono solo da poche ore,alle frasi scurrili, prive di orpelli di decenza e decoro, urlate sui tram alle orecchie di chi, se potesse, proprio non vorrebbe sentire...
Lungi dall'affrontare in questa sede un'analisi sulle motivazioni psicologiche ed emotive che sottendono l'uso di questo linguaggio gratuito, vi invito a riflettere sull'importanza dell'uso delle parole, sui loro mille modi per esprimere significati e pensieri e sull'importanza di insegnare questo ai nostri figli affinchè si esprimano in modo critico e pensante nella quotidianeità attuale che tutto forgia e livella, avvolgendoci in un alone di banale superficialità.

Lo sai debbo riperderti ma non posso...

lunedì 19 gennaio 2009

"Lo sai : debbo riperderti e non posso....


Ho visitato giorni fa la fondazione dello scultore Arnaldo Pomodoro ,dove sono esposte le sue grandi opere dalla taglia monumentale ma dalla concezione poetica, alla cui base sta la passione e l'attitudine dello scultore per il viaggio verso civiltà lontane nel tempo e verso spazi lontani del pianeta, da cui si è lasciato suggestionare, portando poi le emozioni nella linearità geometrica delle sue incastrate sculture.Passeggiando con andamento cadenzato tra esse, con lo sguardo verso l'alto,per sbirciare con fatica sino all'altezza magna dei suoi monumentali capolavori, fui colpita, all'improvviso, da un verso inciso in basso, su un gruppo di sculture in bronzo e ferro, intitolate per l'appunto, "The Pietrarubia group".Il verso di Eugenio Montale,"Lo sai :debbo riperderti ma non posso",vuole esprimere l'attaccamento dello scultore a Pietrarubbia, comune dove lui a metà degli anni Sessanta creò una delle sue opere più significative, la grande e complessa struttura così chiamata.Ho trovato questo verso magistrale e ho deciso di riportare di seguito il componimento delle "Occasioni" da cui è stato tratto .

Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.

Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.


(Eugenio Montale, Le occasioni)

Devo perderti nuovamente, ma non ne sono intenzionato : Montale con questi versi rappresenta le vicissitudini di una storia d'amore, che si sviluppa nella lontananza, agitata da continue partenze e continui ritorni.
Inevitabilmente la partenza e il distacco da un affetto o dalla propria terra, anche se sostanziato dalla consapevolezza di un futuro ritorno e ricongiungimento è sempre contrassegnato da una pena dell'anima, lacerazione profonda,da un vuoto incolmabile...sensazioni che rimandano allo stato d'animo che da dieci anni, accompagna i miei allontanamenti, i distacchi dal mio paese e dai miei cari per recarmi altrove e vivere nella condizione di chi, come spesso amo sottolineare "vive sospeso tra due mondi, che non gli appartengono più", ma coltiva dentro la speranza di tornare alla terra natia un giorno e difende e custodisce il sogno dentro di sè.
Così scrivevo un pò di tempo fa,dopo una mia partenza...

Terra mia.

Debbo perderti terra mia,
avara verso i tuoi figli,
che mi hai lasciata andare lontana,
ma che poi mi richiami dalle profonde mie,
tue radici degli ulivi
troppo sotterrate e aperte a ventaglio
da essere sradicate senza portare un pò di terra con sè.
Radici che vibrano,
facendo palpitare lontano l'anima mia
in terra straniera.
Debbo lasciarti terra mia
e lacera il mio petto dentro
profonde, profondissime pieghe
che sugellano un amore
giorno dopo giorno nutrito
nei distacchi e nei ritorni
nei contrasti e nella quiete..
E continuo a perderti
e non posso
perchè struggo dentro
e ogni volta sprofondo
e mi nutro di te..
In te voglio tornare
e un giorno, vedrai, ritornerò.

Indietro nel tempo....il mio oggi

giovedì 15 gennaio 2009

Indietro nel tempo....il mio oggi....


Rispolverare nelle mie intime scritture di un tempo,singhiozzi interrotti dal frastuono di una città che al mio arrivo tutto soffocava,nascondeva,frantumava...Oggi nella stessa città, ricominciare ad ascoltarmi regalando una nuova alba alle mie parole,un luogo in cui coltivare le promesse, uno scrigno in cui custodire i pensieri....Grazie a chi sa.

Grigia città
Mi rubi il tempo per pensare,
il gusto di assaporare,
la gioia di contemplare i tuoi colori,
tu grigia città.
Il mio sguardo veloce
non si sofferma più
su questo cielo tetro ed egoista
che voracemente ha inghiottito
tutti i colori dell'arcobaleno.
Perchè vi nascondete a me
rosa, azzurro, giallo
venite a tingere come un tempo
una cristallina alba e un caldo tramonto?.
Perchè mi privi di mille sensazioni,
tu grigia città?
I tuoi assordanti rumori,
mi impediscono di captare
le armoniose melodie
cosmiche della natura
e una voce infreddolita ai bordi della via
bisognosa forse solo di un sorriso.
Troppo spesso i ricordi della mia mente,
i sussurri della mia anima
invano chiedono di essere ascoltati
da questo scorrer del tempo
che sembra frettoloso sfuggire
ai richiami del mio cuore
che caldo urla forte dentro me
ma fuori, tacito, è sconfitto da questa gelida città.
Adesso ho deciso di non correre più,
mi fermo un attimo,
voglio ascoltare la sua voce
e ridare, tristo nutrimento a te, mia musa ispiratrice.

Milano bianca...

Milano bianca


Soffici, bianchi, volteggianti,
pian piano vengon giù
questi fiocchi di neve catartici
si adagiano lentamente
quasi a purificare il grigiore di questa città,
sporca, spoglia
ma che in un istante per incanto
si veste di bianco e induce a sognare..
Battaglieri colpiscono la mia pelle
bagnano i miei pensieri
scivolandomi addosso
creano un bivido caldo nel mio cuore
che incredulo di fronte a tale spettacolo
si riempie di gioia nel rimirar.

17-01-2001.


Sono passati otto anni da quando vidi per la prima volta Milano vestita di neve e ricordo lo stupore con cui il mio sguardo incredulo si lasciava travolgere dalla coreografia dei fiocchi che cadevan giù tutto a vellutare, tutto ad imbiancare, tutto a purificare....Sognavo di andar via, ma oggi sono ancora qua, in questa città, in questo inverno battagliero che sembra travolgere e stravolgere le cose..
Per i milanesi la neve è disagio, pericolo, paralisi, ostacolo al loro frettoloso affaccendarsi dietro le ordinarie sommministrazioni incombenti, sono le riserve di sale che non arrivano, le pale che non spalano,mezzi che non passano, polemiche e contropolemiche politiche......lascio questo a tutti voi,imprecate pure,io mi godo lo spettacolo del manto luminoso che ricopre ogni grigiore e impurità,torno a respirare saltellando qua e là....

L'alba delle tue arrampicate parole...

Tra terra e cielo ti incontro,
dove il confine è impercettibile sfumatura,
ti parlo di rarefazioni sublimi dell'essere
sulla soglia del baratro di un'idea,
ti accompagno verso la sera stanca
che apre il sipario ad una timida alba,
ti proteggo da questo equilibrio precario
dei moti del cuore,
ti ascolto quando il rumore si arrende
al fascino delle tue arrampicate parole,
dimentica di tutto ciò che mi circonda.

mercoledì 7 gennaio 2009

Odio e preghiera...

Come si può coniugare l'odio con la preghiera?
Come si può nei sermoni inneggiare alla distruzione del nemico, bruciando la bandiera del suo stato?
E' successo in piazza Duomo a Milano il 3 gennaio in corso di una manifestazione, indetta dai musulmani per protestare contro la reazione israeliana alla rottura di una tregua, provocata da Hamas.Lungi dal prendere le difese di questo o quel popolo, il mio è solo un invito a riflettere su ciò che è accaduto .
Succede in un paese di civiltà e democrazia quale è l'Italia che palesa la simbolica resa di un occidente che per non "offendere i musulmani cancella i presepi,toglie le croci dalle aule, i riferimenti a Gesù dalle canzoni di Natale, il prosciutto dalla mensa dell'asilo" e intanto abbassa lo sguardo e consente tacito alla chiusura del Duomo di Milano e permette che si dia voce ad una manifestazione che di civile ha veramente poco...L'accoglienza,l' integrazione,il dialogo interculturale devono essere sostanziati dal rispetto per l'identità civile, religiosa, morale dell'altro ma anche della propria e questa continua ad essere schiaffeggiata da un pò...

Odio e preghiera....

mercoledì 7 gennaio 2009

Odio e preghiera...

Come si può coniugare l'odio con la preghiera?
Come si può nei sermoni inneggiare alla distruzione del nemico, bruciando la bandiera del suo stato?
E' successo in piazza Duomo a Milano il 3 gennaio in corso di una manifestazione, indetta dai musulmani per protestare contro la reazione israeliana alla rottura di una tregua, provocata da Hamas.Lungi dal prendere le difese di questo o quel popolo, il mio è solo un invito a riflettere su ciò che è accaduto .
Succede in un paese di civiltà e democrazia quale è l'Italia che palesa la simbolica resa di un occidente che per non "offendere i musulmani cancella i presepi,toglie le croci dalle aule, i riferimenti a Gesù dalle canzoni di Natale, il prosciutto dalla mensa dell'asilo" e intanto abbassa lo sguardo e consente tacito alla chiusura del Duomo di Milano e permette che si dia voce ad una manifestazione che di civile ha veramente poco...L'accoglienza,l' integrazione,il dialogo interculturale devono essere sostanziati dal rispetto per l'identità civile, religiosa, morale dell'altro ma anche della propria e questa continua ad essere schiaffeggiata da un pò...