sabato 5 marzo 2011

Le mie parole...

martedì 24 febbraio 2009

Le mie parole......



"Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare

Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto

RIT.
strette tra i denti,
passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate...

Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio
per poi continuare

Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono questo le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire,
le parole che ho detto, e chissà quante ancora
devono venire...

RIT.
strette tra i denti
risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate,
da un palmo soffiate"

Pacifico

Il testo di questa canzone fa zampillare alla mia mente le capriole di parole che hanno accompagnato e accompagnano la mia vita.Urgevano di notte nella mia stanza buia, chiedendo con frenesia di essere tracciate per non sfociare nell'oblio del tempo che voracemente tutto ingoia;volteggiavano in coreografie sparse, durante le mie giornate di sole a cucire l'orlo dei miei pensieri.Esse rappresentano per me uno strumento per colorare di sfumature la realtà,denotandola di accezioni personali,un canale privilegiato per esprimermi e presentarmi al mondo,un modo per schiaffeggiarlo o accarezzarlo, consapevole della potenza che esse possono esercitare su chi le riceve e ,a volte, le subisce.Oggi le mie parole si vestono di argento e oro, brillano di luce propria e riflessa,si sostanziano di nuove profondità, aprono spiragli mai prima esplorati..Sono sempre sprofondata dolcemente nella soavità delle auliche parole, usate nella nostra letteratura,attraverso l'utilizzo di diversi registri e di esse mi sono nutrita.Ne ho osservato l'uso libero,soffocato, partigiano,che di esse è stato fatto nei vari contesti socio-culturali.Ho ammirato, giorni fa ad una mostra sul futurismo,la potenza, la forza, la celerità con cui occupavano lo spazio nelle tavole parolibere per contestare, innovare, esprimere un'idea di linguaggio diverso. Se rifletto sull'uso del linguaggio oggi, soprattutto tra le nuove generazioni, mi ritraggo ferita perchè reputo che, a parte le scorrettezze grammaticali e sintattiche, proprie di una scrittura frettolosa e strumentalizzata all'invio di messaggi e comunicazioni in chat, trovo che le parole vengano schiaffeggiate nel loro significato più profondo, a volte vendute e svendute gratuitamente ,senza chiedersi se, chi riceve tanta gratuità sia felice del dono.Mi riferisco ai tanti "ti voglio bene", "ti abbraccio" "tesoro"che si sentono svolazzare tra due persone, che magari si conoscono solo da poche ore,alle frasi scurrili, prive di orpelli di decenza e decoro, urlate sui tram alle orecchie di chi, se potesse, proprio non vorrebbe sentire...
Lungi dall'affrontare in questa sede un'analisi sulle motivazioni psicologiche ed emotive che sottendono l'uso di questo linguaggio gratuito, vi invito a riflettere sull'importanza dell'uso delle parole, sui loro mille modi per esprimere significati e pensieri e sull'importanza di insegnare questo ai nostri figli affinchè si esprimano in modo critico e pensante nella quotidianeità attuale che tutto forgia e livella, avvolgendoci in un alone di banale superficialità.

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