lunedì 19 gennaio 2009
"Lo sai : debbo riperderti e non posso....

Ho visitato giorni fa la fondazione dello scultore Arnaldo Pomodoro ,dove sono esposte le sue grandi opere dalla taglia monumentale ma dalla concezione poetica, alla cui base sta la passione e l'attitudine dello scultore per il viaggio verso civiltà lontane nel tempo e verso spazi lontani del pianeta, da cui si è lasciato suggestionare, portando poi le emozioni nella linearità geometrica delle sue incastrate sculture.Passeggiando con andamento cadenzato tra esse, con lo sguardo verso l'alto,per sbirciare con fatica sino all'altezza magna dei suoi monumentali capolavori, fui colpita, all'improvviso, da un verso inciso in basso, su un gruppo di sculture in bronzo e ferro, intitolate per l'appunto, "The Pietrarubia group".Il verso di Eugenio Montale,"Lo sai :debbo riperderti ma non posso",vuole esprimere l'attaccamento dello scultore a Pietrarubbia, comune dove lui a metà degli anni Sessanta creò una delle sue opere più significative, la grande e complessa struttura così chiamata.Ho trovato questo verso magistrale e ho deciso di riportare di seguito il componimento delle "Occasioni" da cui è stato tratto .
Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.
Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.
(Eugenio Montale, Le occasioni)
Devo perderti nuovamente, ma non ne sono intenzionato : Montale con questi versi rappresenta le vicissitudini di una storia d'amore, che si sviluppa nella lontananza, agitata da continue partenze e continui ritorni.
Inevitabilmente la partenza e il distacco da un affetto o dalla propria terra, anche se sostanziato dalla consapevolezza di un futuro ritorno e ricongiungimento è sempre contrassegnato da una pena dell'anima, lacerazione profonda,da un vuoto incolmabile...sensazioni che rimandano allo stato d'animo che da dieci anni, accompagna i miei allontanamenti, i distacchi dal mio paese e dai miei cari per recarmi altrove e vivere nella condizione di chi, come spesso amo sottolineare "vive sospeso tra due mondi, che non gli appartengono più", ma coltiva dentro la speranza di tornare alla terra natia un giorno e difende e custodisce il sogno dentro di sè.
Così scrivevo un pò di tempo fa,dopo una mia partenza...
Terra mia.
Debbo perderti terra mia,
avara verso i tuoi figli,
che mi hai lasciata andare lontana,
ma che poi mi richiami dalle profonde mie,
tue radici degli ulivi
troppo sotterrate e aperte a ventaglio
da essere sradicate senza portare un pò di terra con sè.
Radici che vibrano,
facendo palpitare lontano l'anima mia
in terra straniera.
Debbo lasciarti terra mia
e lacera il mio petto dentro
profonde, profondissime pieghe
che sugellano un amore
giorno dopo giorno nutrito
nei distacchi e nei ritorni
nei contrasti e nella quiete..
E continuo a perderti
e non posso
perchè struggo dentro
e ogni volta sprofondo
e mi nutro di te..
In te voglio tornare
e un giorno, vedrai, ritornerò.
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